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LUG 05 2016
Ancora crudelta’ … Machado
Torno sul tema della “crudeltà”, già precedentemente trattato, dopo aver affrontato Antonio Machado. L’incontro è dovuto ad uno strano incrocio di autori, di temi e di date che emerge da questo tempo: Machado, Borges e Cervantes si confrontano tutti sull’ossimoro vita (reale) e sogno, tra poiesi di senso possibili e ineluttabilità di relazioni causali tra eventi accaduti o che accadono. Machado, uno dei massimi poeti spagnoli contemporanei, è citato da uno dei personaggi di The Councelor; anche di questo film ho già parlato nel precedente articolo sul tema appunto della “crudeltà”. Nel film è presente un dialogo tra il procuratore e il jefe; è questa figura che cerca di spiegare un concetto fondamentale al suo interlocutore. La gente aspetta. Che cosa? Ad un certo punto uno deve ammettere che alla fine questo nuovo mondo è il mondo e basta. … Io so che il mondo in cui cerca di rimediare ai suoi errori non è il mondo in cui li ha commessi. Lei si trova ad un bivio e crede di poter scegliere. Ma non c’è niente da scegliere. C’è solo da accettare. La scelta è stata già fatta molto tempo fa. … (Di Machado …) Era un insegnante e si è sposato con una splendida ragazza che amava tantissimo. E poi lei è morta. E così è diventato un grande poeta … Machado avrebbe dato ogni singolo verso che ha scritto per un’ora in più con la sua amata. … … Al momento di capire che la vita è un biglietto di sola andata. Non intendo dipingere il mondo a tinte più fosche di quanto non sia, ma quando il mondo cede il passo alle tenebre diventa sempre più difficile negare la consapevolezza che di fatto il mondo sei tu, …. Di seguito una parte di un brano di Machado (la traduzione è mia) da Campos de Castilla: Caminante no hai camino Tutto passa e tutto rimane però il nostro passare, è passare tracciando percorsi, percorsi sul mare. Viandante sono le tue orme la via e null’altro; Viandante non c’è una via, la via si fa camminando. Camminando si traccia la via e volgendo lo sguardo alle spalle si vede la via che mai si deve tornare a calcare. Viandante non c’è una via ma segni nel mare … Ora il brano con le affermazioni di Malkina, la protagonista del film, con il quale quest’ultimo si chiude (parla del suo ghepardo che ha dovuto liberare). Sì Raoul. Mi manca guardarlo abbattere le lepri in pieno deserto a settanta miglia all’ora. Non mi stancavo mai. Vedere la selvaggina ammazzata con eleganza mi tocca profondamente. Mi ha sempre toccato. (L’accompagnatore le chiede se è una cosa sessuale) Ovvio. Una cosa del genere è sempre sessuale. Ma la grazia. La libertà. Il cacciatore ha una purezza di cuore che non esiste da nessun’altra parte. Credo che a definirlo non sia stato quello che è diventato quanto quello che è riuscito a non essere. Non puoi assolutamente distinguere quello che è da quello che fa. E quello che fa è uccidere. Noi naturalmente siamo un’altra storia. Sospetto che siamo inadatti per la strada che abbiamo scelto, inadatti e impreparati. … Evidentemente qui siamo molto oltre la riflessione di Nietzsche presente in Al di là del bene e del male; cito a memoria: “Le conseguenze degli errori compiuti nel passato ci inseguono, incuranti del fatto che nel frattempo possiamo essere cambiati”. Vediamo di definire i concetti.
  1. Il passato non esiste; nel senso che ogni atto successivo ad un momento dato, fa scomparire il mondo in cui quell’atto è stato compiuto perché ne crea uno diverso.
  2. Non possiamo quindi correggere niente perché non è possibile ritornare indietro per cambiare qualcosa che non esiste più.
  3. Tuttavia, proprio perché non può più essere cambiato, quello che abbiamo fatto nel passato permane nel nostro presente; il nostro mondo quindi, siamo noi. Le orme sono state tracciate, anche se non le si può ritrovare … sono state lasciate nel mare.
  4. Proprio perché ci ritroviamo in un punto che è frutto di un percorso che avrebbe potuto essere diversissimo, non esiste una via per il futuro, solo la possibilità di compiere altri atti. Il cammino si fa camminando.
È la nostra incertezza, e i conseguenti errori, che fanno tortuoso in nostro percorso. Tortuoso, in questo caso, significa non netto e poco elegante. Ogni sbaglio ci definisce (ci fa essere) peggio di quello che avremmo potuto essere: adatti e, appunto, eleganti. Si tratta di un ribaltamento della prospettiva per cui “… siamo belle persone per quanto si siano commesse molte sciocchezze …”; una prospettiva che si usa spesso nello “sviluppo personale”. In questa visione siamo quello che facciamo perché le nostre scelte creano stratificazioni successive di mondi reali che ci contengono (con i nostri atti e i nostri errori), mondi che si formano e poi scompaiono, ma non prima di aver creato quelli successivi. Certo … è una visione CRUDELE
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