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APR 10 2015
Orto del toro 2: termodinamica e irreversibilita’
Il secondo principio della termodinamica sancisce l’irreversibilità di una serie di processi; afferma inoltre che, in qualche modo, tutto l’universo procede verso l’entropia (ovvero, semplificando, verso il disordine). Una delle definizioni ufficiali è quella dei due fisici W. T. Kelvin e M. Plank: “Non è possibile realizzare un processo ciclico il cui unico risultato sia la trasformazione in lavoro di tutto il calore assorbito da una sorgente omogenea.” La definizione più simpatica che ho trovato, invece, recita: “Se hai un acquario e ti viene un’irrefrenabile voglia di frittura … non avrai più un acquario.” In ogni caso il messaggio è quello per cui … a volte non è possibile tornare indietro. Sembra che sia particolarmente ostico per le persone accettare questa verità scientifica. Per esempio, gli allarmi che gli esperti di ecosistema terrestre lanciano sull’inquinamento e i cambiamenti climatici non sortiscono particolari effetti. Frequentemente si possono ascoltare politici e gente comune che rispondono con frasi del tipo: “… più di così non si può fare adesso …”, “… che comincino gli altri …”, “… non è veramente un problema …”, “… qualcuno troverà una soluzione in tempo …”. Insomma, consapevolezze modeste. Forse a causa di queste “carenze” roviniamo o distruggiamo molte cose che non potranno ritornare mai più. Al tempo in cui scrivo, ad esempio, la demolizione di antiche opere d’arte è sport locale per determinati gruppi di soggetti in specifiche e sempre più ampie parti del mondo. Tuttavia quello che possiamo eliminare non è solo un bene materiale; frequentemente riusciamo a farlo anche con le “possibilità”. In sintesi, riusciamo a decidere che, ad esempio, nessuno potrà più fare qualche cosa in un modo piacevole o “comodo”. Per questo torno al testo Orto del toro, equilibrio di Nash e stupidità (morale) … perché la situazione che vi si descrive è irreversibile senza apporto di informazione o atti esterni. Quando in un dato momento cessa la possibilità di salire direttamente dalla stazione intermedia, non è possibile non scendere, come fanno tutti gli altri, da quest’ultima a quella inferiore per poi risalire. L’unica alternativa è smettere di sciare. Insomma qualcuno ha deciso il destino di tutti e non c’è valutazione pragmatica o morale che tenga. Senza l’atto di pensare nell’interesse di tutti, compiuto dalla gran parte dei soggetti, non c’è speranza o per dirla con Plank e Kelvin: “L’universo procede verso la morte termica.”
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